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CORSO DI DIZIONE E GESTIONE DELLA VOCE




  UNIVERSITA' CATTOLICA DEL SACRO CUORE 
sede di BRESCIA
SERVIZIO DI FORMAZIONE PERMANENTE 
facoltà di Scienze Linguistiche e Letterature Straniere



CORSO DI DIZIONE E GESTIONE DELLA VOCE

tutti i mercoledì 
dal 12 marzo 2014 al 14 maggio 2014
dalle 17.30 alle 19.30


docente MARIA CANDIDA TOALDO



Farsi capire, convincere, avere l’attenzione dell’altro… è quanto si vuole ottenere in una qualsiasi situazione comunicativa.  Qual è la via migliore per raggiungere lo  scopo? Possedere argomenti convincenti, competenza linguistica, essere chiari e incisivi…  ma non solo.  Perché la comunicazione sia efficace, perché il messaggio giunga a buon fine non sono secondari la capacità di porsi e di proporsi all’altro, la pronuncia corretta, la gestione della propria voce in rapporto alla persona che si ha di fronte e al contesto.  In quest’ottica, il corso si propone di far acquisire le abilità comunicative che favoriscono la trasmissione del messaggio; propone quindi esercitazioni pratiche mirate a migliorare la dizione, la gestione della voce e ad avere una pronuncia esente sia da caratteristiche regionali sia da artificiosi manierismi.  Saranno infine dati suggerimenti per la cura dell’espressione corporea e del portamento, componenti altrettanto importanti per ottenere  una comunicazione efficace.


per maggiori informazioni e per l'iscrizione clicca QUI







"...DEL VIVER CHE DARANNO A TE LE STELLE..."

Chiesa dei Miracoli
corso Martiri della Libertà - Brescia



sabato 15 marzo 2014 ore 20.45

C.U.T. (Centro Universitario Teatrale) "La Stanza"
Università Cattolica del Sacro Cuore -  sede di Brescia

" ...Del viver che daranno a te le stelle..." 
(G.Leopardi)

brani poetici e letterari sulla sobrietà, l'uso dei beni e delle ricchezze
interpretati dagli attori del C.U.T. "La Stanza"
regia: Maria Candida Toaldo


interviene mons. Gabriele Filippini, rettore del seminario diocesano di Brescia



LA VOCE IN MASCHERA: corso di dizione e interpretazione

rassegna di Commedia dell'Arte - VI edizione

 

CORSO DI DIZIONE E INTERPRETAZIONE

LA VOCE IN MASCHERA 
itinerario di training vocale, corporeo e di interpretazione

Attraverso l’educazione della propria voce, la sperimentazione diretta e creativa della lettura espressiva e della recitazione, non disgiunta dall’espressione corporea, saranno offerti alcuni stimoli per l’acquisizione di una maggiore consapevolezza dei propri mezzi espressivi e delle potenzialità verbali e non verbali.
Il corso è diviso in due parti: la prima, propedeutica, riguarda l’uso e l’espressione dello strumento vocale e l'acquisizione di elementi della dizione. La seconda parte, più creativa, riguarda la lettura espressiva e l'interpretazione attorale.
Argomenti del corso:
  1. LA VOCE IN AZIONE
    a) Voce in azione: la voce parla in noi. Fisiologia e patologia della voce
    b) Ascolto il mio respiro. Ma come respiro quando parlo?
    c) Quando la voce è professione: come la gestisco? Quando la voce ci tradisce
    d) Mi rilasso e respiro. Dal respiro alla voce
    e) La voce come strumento
    f) L' espressività vocale e verbale
    g) Principi di dizione: le norme che regolano la perfetta pronuncia della lingua italiana
     
  2. ESPRIMERSI CON LA VOCE, LA PAROLA E IL MOVIMENTO: INTERPRETARE UN PERSONAGGIO
    a) Leggere e interpretare
    b) Il corpo in movimento
    c) L’arte dell’attore
    d) Interpretare un personaggio

Al termine del corso, i partecipanti che danno la propria disponibilità, avranno la possibilità di essere chiamati a partecipare, come interpreti, ai principali eventi teatrali organizzati dal C.U.T. "La Stanza".
DOCENTI: Maria Candida Toaldo, Mariuccia Franzoni, Elena Serra
Il corso, riservato ad un numero massimo di 25 partecipanti, si svolgerà ogni martedì, dalle 18.30 alle 21.00, a partire dal 26 novembre 2013 al 11 marzo 2014, presso lo Spazio Teatro dell’Istituto Canossa, in via San Martino della Battaglia 11 – Brescia.

Date
  • 26 novembre 2013
  • 3, 10 dicembre 2013
  • 28 gennaio 2014
  • 4, 11, 18, 25 febbraio 2014
  • 4, 11 marzo 2014
Totale ore 25

Costo
  • € 120,00 per gli studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore
  • € 180,00 per gli esterni

 

Informazioni e iscrizioni presso:
Università Cattolica del Sacro Cuore
Servizio Formazione Permanente

Contrada Santa Croce 17, 25122 Brescia
tel. 030.2406504-501, fax 030.2406505
e-mail: form.permanente-bs@unicatt.it



Insulto dunque sono

Venerdì 22 novembre 2013
ore 18.00 presso la Libreria dell'Università Cattolica del Sacro Cuore sede di Brescia
Via Trieste, 17/D
rassegna di Commedia dell'Arte - VI edizione
(s)mascheramenti sociali



presentazione del libro

INSULTO DUNQUE SONO
di Giovanna Buonanno
edizioni EMI



alla presentazione del libro saranno presenti:
prof.sa Giovanna Buonanno, autrice
prof.sa Maria Candida Toaldo, direttrice artistica del C.U.T "La Stanza"
prof.sa Lydia Keklikian, mediatrice culturale e insegnante di religione



Una difesa a spada tratta del politically correct? Non esattamente così. L'autrice non crede che sostituire vocaboli «neutri» alle parole razziste estirpi automaticamente i sentimenti e gli atteggiamenti discriminatori. È vero, però, che ogni epiteto che un gruppo umano rivolge ai  componenti di un altro gruppo ha la sua storia − che non è mai una bella storia. Senza contare che tutti i genocidi sono stati preparati e alimentati da un linguaggio oltraggioso. Anche quando non si scagliano insulti e si impiegano espressioni più eleganti, queste sono comunque figlie di un pensiero che trova la diversità dell'altro più rilevante della sua appartenenza alla comune umanità. «Di colore», per esempio, è solo apparentemente più innocuo di «negro».

Questo libro, che passa brillantemente in rassegna centinaia di ingiurie ed epiteti dall'Italia e dal mondo, e di epoche diverse, ci svela quanto siamo tutti prigionieri di bassi «istinti» linguistici. Quanto, in fondo, il seme del razzismo alberghi in ciascuno di noi.
 


Giovanna Buonanno, originaria di Pozzuoli, è laureata in pedagogia ed è stata insegnante e dirigente scolastico, in scuole del Bresciano caratterizzate da un'alta presenza di alunni figli di lavoratori immigrati. Ha ideato e diretto il corso di formazione per insegnanti, patrocinato dal Csa di Brescia, sulla vita e i costumi dei rom. È stata responsabile per l'editrice Vannini della collana «Fuochi d'artificio» sulle tematiche interculturali.



ingresso libero e gratuito

 

 

DAL VELO AL VOLTO - incontro con Nadia Zatti

Martedì 12 Novembre 2013, ore 21.00
Sala Polifunzionale - Università Cattolica del Sacro Cuore sede di Brescia
Rassegna di Commedia dell'Arte - VI edizione
(S)mascheramenti sociali


Dal velo al volto


 


incontro con Nadia Zatti, autrice del libro 

“Ho un cervello sotto il velo! Il punto di vista delle donne musulmane”
(Cavinato Editore) 


e Claudio Bernardi Docente di Drammaturgia all’UniversitàCattolica del  Sacro Cuore di Brescia, Cadigia El Maani Studentessa ed amica dell’autrice, Issam Mujahed Presidente del  Consiglio delle Relazioni Islamiche Italiane (CRII), Lydia Kekiklian Mediatrice culturale. 


Il tema della rassegna “Dalla maschera al volto” ben si adatta al tema del libro della dott.ssa Nadia Zatti “Ho un cervello sotto il velo! Il punto di vista delle donne musulmane”. Spesso le donne islamiche, con le quali sempre più spesso siamo chiamati a confrontarci per effetto dell’immigrazione, sono vittime di pregiudizi a causa dell’indumento che più le contraddistingue, il velo, il quale diventa una maschera socio-culturale. Quando ci imbattiamo in una donna velata spesso la cataloghiamo e la schediamo secondo schemi già predisposti. Tuttavia sotto quella “maschera-velo” c’è un volto, una persona, un’identità che, a condizione di lasciarla esprimere, ci può svelare i segreti, le ragioni ed il valore di quel “mascheramento” e quindi aprirci alla conoscenza di una nuova cultura. Con questo incontro si intende proseguire la filosofia interculturale che da anni caratterizza il C.U.T.: la conoscenza di culture ed esperienze diverse che è il mezzo più efficace per arricchire il proprio bagaglio artistico.


Nadia Zatti
Nadia Zatti, 22 anni, residente a Brescia, dopo aver studiato al liceo scientifico di Asola (MN) si è laureata nell’ottobre 2012 presso l’Università degli studi di Padova, Dipartimento di Scienze Politiche, Giuridiche e Studi Internazionali nel corso di laurea triennale in Scienze Politiche, Relazioni Internazionale e Diritti umani.

Per maggiori informazioni sull'autrice e sul libro clicca qui



ingresso libero e gratuito



LA PELLE SOPRA LA MASCHERA - incontro con Flavio Emer

Venerdì 8 Novembre 2013, ore 21.00
Sala Polifunzionale - Università Cattolica del Sacro Cuore sede di Brescia
Rassegna di Commedia dell'Arte - VI edizione


La pelle sopra la maschera
incontro con l’autore Flavio Emer
 



intervengono gli attori del C.U.T. “la Stanza” per la regia di Maria Candida Toaldo



È consueto pensare che dietro ad una maschera si celi un’identità differente ed artificiale, nascosta dalla protezione che, quasi come la spessa griglia di un comodo quanto ipocrita confessionale, permette di esprimere l’indicibile, di comunicare fintamente il profondo, evitando che le espressioni corporee tradiscano apertamente lo stato d’animo. Ma una maschera non è soltanto ciò che si poggia sul viso, o sull’interezza della propria persona, quale oggetto estraneo, costruito alla bisogna che, tuttavia, non ci appartiene; esiste un mascheramento perfettamente aderente al corpo: fatto di muscoli, organi del senso, nervi e pelle. L’involucro del nostro io. La nudità di un travestimento può rendere addirittura più forzata la relazione se, titubanti ed indifesi, non sappiamo presentarci con sincerità. L’insicurezza di essere senza veli, il timore che costringe a cercare una foglia per illudere che il nascondimento sia totale. La pelle sopra la maschera; l’esitazione dell’essere se stessi, in tutto il bene ed in tutto il male. Allora non sarebbe d’aiuto coprire il volto per trovare quel breve coraggio del vero confessionale? Non potrebbe divenire la maschera occasione di chiarezza anziché di misteriosa simulazione? Non conta il rifugio dietro cui ognuno decide di porsi; conta la voglia di creare le condizioni più adeguate (coperti o scoperti) affinché tra noi ed il mondo il dialogo sia franco, profondo, efficace.



Flavio Emer

Flavio Emer è uno scrittore bresciano che, a causa della distrofia mielogena, vive in una condizione di assoluta immobilità. Nel 1993 esce il suo primo libro "Il mio cielo è diverso", nel 1996 è la volta de "Il corponauta", nel 2009 scrive "Sensi in-continenti". Nel 2013 viene pubblicata una nuova edizione arrichita ed ampliata de "Il corponauta".


ingresso libero e gratuito



Mephysto di István Szabó



Martedì 5 Novembre 2013, ore 21.00
Sala Polifunzionale - Università Cattolica del Sacro Cuore - sede di Brescia
Rassegna di Commedia dell’Arte – VI edizione

(S)mascheramento dell’io
dal volto alla maschera.

Mephysto

di István Szabó

proiezione cinematografica


Introduce Lucia Mor, Docente di Letteratura tedesca all’Università Cattolica del Sacro Cuore


Germania, Anni ’30. Hendrick Höfgen è un attore di grande talento che lavora in un teatro di Amburgo, ma sogna di farsi conoscere in tutta la nazione. Dopo aver sposato Barbara Bruckner, una ragazza di elevata posizione sociale, Höfgen si trasferisce a Berlino, riscuotendo un enorme successo grazie al ruolo di Mefistofele nel “Faust” di Goethe e diventando in breve tempo uno degli artisti di punta del regime nazista.

Presentato al Festival di Cannes del 1981, “Mephisto” è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo pubblicato nel 1936 da Klaus Mann (figlio del celebre scrittore Thomas Mann) ed ispirato alla reale vicenda di suo cognato, l’attore Gustaf Gründgens, noto per aver sfruttato la propria adesione al nazismo a fini professionali. Diretto dall’apprezzato regista magiaro István Szabó (“Bizalom”), che ne ha anche firmato la sceneggiatura insieme a Péter Dobai, e con il magistrale apporto della fotografia dai toni cupi di Lajos Koltai, “Mephisto” ha ottenuto un grande successo in tutto il mondo ed ha ricevuto moltissimi riconoscimenti, incluso il premio Oscar come miglior film straniero (la prima ed unica vittoria per una produzione ungherese). La pellicola, inoltre, ha contribuito all’affermazione del popolare attore austriaco Klaus Maria Brandauer, che negli anni seguenti sarà il protagonista di altri due acclamati film di Szabó, “Il colonnello Redl” (1985) e “La notte dei maghi” (1988).
Ambientato in Germania negli anni dell’ascesa al potere di Hitler e del nazionalsocialismo, “Mephisto” mette in scena la parabola del protagonista Hendrick Höfgen (Brandauer), un ambizioso e dotato attore che, pur di fare carriera nel teatro di regime, si scopre disposto a rinnegare le sue idee di sinistra e a scendere a compromessi con la propria coscienza. La storia raccontata nel film di Szabó diventa così un’agghiacciante metafora dell’ambiguo rapporto fra arte e potere, narrata con uno stile lucido ma capace al tempo stesso di rappresentare con vivida energia i demoni che si agitano nell’animo del personaggio. E non a caso Höfgen, approdato a Berlino in cerca di fortuna, otterrà finalmente la sua tanto agognata consacrazione proprio grazie al ruolo di Mefistofele nel “Faust” di Goethe, che gli varrà l’ammirazione incondizionata del pubblico tedesco e la stima degli alti esponenti del nazismo. Höfgen, che ogni sera sul palcoscenico indossa la maschera bianca e spettrale di Mephisto, per ironia della sorte si trova ad incarnare invece la parte di Faust, che vende l’anima al diavolo in cambio del suo trionfo di artista.
Pur attenendosi fedelmente alla fonte letteraria, Szabó attenua i toni satirici e grotteschi del bellissimo romanzo di Mann, per accentuare invece l’aspetto più drammatico nel percorso umano di Höfgen / Gründgens. Il film è arricchito anche da un’interessante galleria di personaggi secondari, come la moglie di Höfgen, Barbara Bruckner (Krystyna Janda), la fascinosa attrice Nicoletta von Niebuhr (Ildikó Bánsági), la sua focosa amante nera Juliette Martens (Karin Boyd) ed il generale Tábornagy (Rolf Hoppe), un pezzo grosso del regime nel quale è possibile intravedere la figura di Göering; ma a brillare più di tutti è l’istrionico Klaus Maria Brandauer, vero e proprio animale da palcoscenico, che si immerge con vibrante forza espressiva nella parte dell’attore destinato a vestire i panni del demonio. Impressionante la sequenza conclusiva, con Höfgen che corre in una vasta arena deserta inseguito dalle luci accecanti dei riflettori, consapevole ormai delle tenebre senza fine in cui si è sprofondato.

http://filmedvd.dvd.it/drammatico/mephisto/


Istvan Szabo
Regista cinematografico ungherese, nato a Budapest il 18 febbraio 1938. Tra gli autori più conosciuti e premiati del suo Paese, rappresentante del nuovo cinema che si poneva in linea di continuità con le nouvelles vagues europee degli anni Sessanta, ha realizzato opere animate da un vivo interesse per le vicende storiche dell'Ungheria, analizzate con grande acutezza e sensibilità narrativa. Tra i numerosi riconoscimenti ottenuti, oltre all'Oscar come miglior film straniero assegnato nel 1982 a Mephisto (1981), ha vinto nel 1967 il Gran premio al Festival di Mosca con Apa (1966; Il padre) e ha ricevuto per due volte l'Orso d'argento al Festival di Berlino, con Bizalom (1979, Fiducia) e con Édes Emma, drága Böbe (1992; Dolce Emma, cara Böbe). Terminati gli studi liceali, nel 1956 Szabo si iscrisse alla Scuola superiore di teatro e cinema di Budapest, dove seguì i corsi di Félix Máriássy. Nell'ambito di quelle lezioni ebbe modo di vedere i film del Neorealismo e della nascente Nouvelle vague, opere che sarebbero sempre rimaste per il regista importanti punti di riferimento: a questo nuovo tipo di concezione cinematografica si richiamava già il cortometraggio da lui presentato come saggio di diploma, Koncert (1961, Concerto), che ottenne grandi consensi. Nello stesso anno, con alcuni suoi compagni di corso (tra cui i registi Pál Gábor e Ferenc Kósa e il direttore della fotografia Sándor Sára), rifondò lo studio Béla Balázs (nato come club di cinefili tre anni prima), che divenne un vero e proprio laboratorio sperimentale, frequentato da intellettuali come G. Lukács, e che permise ai giovani registi ungheresi di elaborare, collettivamente e in piena libertà, una propria nuova cinematografia. Dopo aver realizzato alcuni cortometraggi all'interno dello studio e aver lavorato come assistente alla regia, nel 1964 Szabo diresse il suo primo lungometraggio, Álmodozások kora (L'età dei sogni), film dai contenuti autobiografici, esplicitamente ispirato all'opera di François Truffaut, che descrive le esperienze, gli stati d'animo e gli interrogativi di un gruppo di giovani. Nel successivo Apa, definito dallo stesso Szabo 'l'autobiografia di una generazione', si narra la storia di un ragazzo che, ossessionato dalla figura del padre morto, lo idealizza creando una personale mitologia; il film, che nel personaggio del padre adombra il mito di Stalin, si confronta coraggiosamente con il recente passato ungherese. Gli avvenimenti politici del 1956 sono il punto focale di Szerelmesfilm (1970, Film d'amore), che racconta le vicissitudini di due giovani innamorati, cresciuti insieme e costretti poi a separarsi. In quest'opera Szabo mostra il dramma e la frattura vissuti dal suo Paese dopo la rivoluzione, così come in Apa aveva messo in scena gli anni dolorosi del secondo dopoguerra. Le speranze, i dolori e le memorie degli inquilini di un caseggiato di Budapest in procinto di essere demolito sono al centro di Tűzoltó Utca 25 (1973; Via dei pompieri 25), riuscito e ben strutturato ritratto collettivo che testimonia la capacità narrativa del regista. Ancora Budapest è lo sfondo dei due film successivi, Budapesti mesék (1976, I racconti di Budapest) e Bizalom, storia di un uomo e una donna che durante la guerra partecipano alla resistenza contro il nazismo, narrata da Szabo con sicurezza e senza enfasi. Il riconoscimento a livello internazionale è stato poi confermato dal successo di Mephisto, tratto dall'omonimo romanzo di K. Mann che si ispira alle vicende vissute da Gustav Gründgens nel periodo del Terzo Reich. Il film, che si avvale dell'intensa interpretazione di Klaus Maria Brandauer, è una lucida riflessione sui rapporti tra gli artisti e il potere politico. Ancora Brandauer è stato il protagonista di Redl ezredes, noto anche come Oberst Redl (1985; Il colonnello Redl), incentrato sulla figura ambigua di un ufficiale asburgico che, divenuto una spia per opportunismo, si suicida poco prima dell'attentato di Sarajevo; vicino per contenuti e stile al precedente e come quello sceneggiato dallo stesso Szabo e da Péter Dobai, ha ottenuto il Premio speciale della giuria al Festival di Cannes. La vicenda di Hanussen (1988; La notte dei maghi) - quella di un soldato austriaco (ancora Brandauer) che, scopertosi veggente, viene prima usato e poi eliminato dal regime nazista - conclude questa sorta di trilogia sulla solitudine, il potere e l'ineluttabilità della Storia. Nel 1990 Szabo ha realizzato, in Inghilterra, Meeting Venus (La tentazione di Venere), commedia poco convincente, con un cast internazionale, ambientata nel mondo dell'opera, tornando poi in Ungheria per dirigere Édes Emma, drága Böbe, disincantata analisi della situazione ungherese dopo la caduta del Muro di Berlino condotta mostrando le difficoltà di due insegnanti di russo che vivono nella Budapest post-comunista. Nel 1999 ha diretto Sunshine, saga in parte autobiografica che segue le vicende di una famiglia ebrea ungherese lungo diverse generazioni, mentre con Taking sides, noto anche come Der Fall Furtwängler (2001; A torto o a ragione) è tornato ai temi di Mephisto, analizzando il ruolo dell'artista nei regimi totalitari. Attraverso la struttura da film inchiesta e l'utilizzo di materiali di repertorio, viene narrata l'indagine compiuta nell'immediato dopoguerra da un ufficiale statunitense (Harvey Keitel) sul famoso direttore d'orchestra Wilhelm Furtwängler (Stellan Skarsgård), accusato di adesione al nazionalsocialismo e successivamente prosciolto dalle accuse. 

http://www.treccani.it/enciclopedia/istvan-szabo_%28Enciclopedia-del-Cinema%29/


INGRESSO LIBERO E GRATUITO